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Storia del Gioiello

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Storia del Gioiello

Cosa ci spinge ad avere il desiderio di ornarci?

Vestirsi serve per coprire le nudità e per proteggersi dal caldo o dal freddo, ma indossare gioielli ha delle radici intime molto più sfaccettate.

Ci identifica,ci protegge come amuleto.

 Ornarsi significa voler comunicare qualcosa di sé, sottolineare il proprio ruolo nel contesto sociale di appartenenza,
 la propria identità etnica, di genere, di età e altro.

Per una storia del gioiello si potrebbe partire dall’età della pietra perchè sempre l’uomo ha avuto bisogno di ornarsi per affermare un’identità

Qui partiamo da una storia più europea.

L’orafo artigiano: la sua bottega nel Medioevo.

Gli artigiani sono sempre stati umili  eproducevano gioielli,  articoli per la casa e arredi sacri con disponibilità di materiali di medio valore,  infatti per gioielli di particolare importanza, ricevevano anticipatamente commissioni per l’approvvigionamento del materiale prezioso.

Laboratori di orefici sorgono presso i monasteri e le corti,  committenti principali dei manufatti.

L’oreficeria è definita “l’arte dei re”  in quanto il valore economico dei suoi prodotti è subordinato alla simbologia che i gioielli sono in grado di evocare.

Durante il Medioevo grande diffusione ebbero i gioielli religiosi.

I reliquari a forma di pendenti, il medaglione agnus dei  realizzato in cera, all’epoca molto costosa, e, soprattutto, i paternoster archetipi degli attuali rosari.

I paternoster, nonostante fossero oggetti religiosi, erano diventati veri e propri status-symbol tanto che ne fu regolato l’uso, vietando ai Domenicani e agli Agostiniani i modelli pregiati infatti potevano essere di vari materiali, e i più richiesti erano quelli in corallo, ambra, ghiaietto e cristallo di rocca.

Coloro che utilizzavano i gioielli erano uomini, donne. Per i bambini si producevano  monili utilizzando vetri colorati al posto delle gemme.Gli uomini nobili utilizzavano foderi per spade, speroni, cinture e spille. Le donne spille, collane, orecchini e braccialetti, anelli.

Negli ultimi anni del trecento, contemporaneamente alla moda di accentuare le scollature degli abiti, si diffuse l’uso di indossare collane con ciondoli.

Il gioiello più diffuso in questo periodo è comunque la spilla, costituita quasi sempre da un anello con l’ago centrale, aveva la funzione pratica di bloccare i mantelli e alcune erano cucite direttamente sugli abiti.

Altro prodotto orafo, molto utilizzato sia da donne che da uomini, erano le cinte che potevano essere decorate e avere fibbie e borchie d’argento. Le cinte erano utilizzate per portare chiavi, borsellini, paternoster, flaconi per profumi ecc.

Gli anelli erano indossati su tutte le dita della mano, pollice compreso. Per il fidanzamento e il matrimonio si utilizzava un unico tipo d’anello che durante la cerimonia veniva infilato al terzo dito della mano destra della sposa. Gli ornamenti per il capo erano molto richiesti: il diadema, le coroncine e le tiare. I diademi erano i gioielli più importanti posseduti dalle ragazze nobili, e l’usanza di indossarli durante la cerimonia matrimoniale era tanto diffusa che le chiese ne avevano sempre uno a disposizione per le spose.

 

GIOIELLO NON PREZIOSO

GIOIELLO DEL NOVECENTO

I bijoux di Lili Colley